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Pagani finisce sotto accusa Non ha aderito allo sciopero Cgil | Gazzetta di Reggio
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giovedì 09.09.2010 ore 00.11
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I CANDIDATI ALLE REGIONALI SI DIVIDONO

Pagani finisce sotto accusa
Non ha aderito allo sciopero Cgil

di Michela Scacchioli
REGGIO. Il «tormentone» da semi-presa per i fondelli _ ieri mattina _ è iniziato presto ed è poi proseguito lungo l'arco della giornata. «Beppe non c'è», anziché «C'è Beppe» (come campeggia invece a caratteri cubitali sui cartelloni elettorali del candidato Pd, Giuseppe Pagani), è stata la frase ripetuta, oltre che scritta, da più parti: un modo per marcare le differenze e sottolineare le divisioni scimmiottando, appunto, uno slogan scelto da Pagani per il proprio spot.
Tema del contendere: lo sciopero proclamato dalla Cgil _ la manifestazione andrà in scena proprio oggi _ con l'obiettivo di contrastare le scelte del governo in materia di crisi economica. Riforma fiscale e rapporto di lavoro (introduzione dell'arbitrato in primis) le questioni al centro di una protesta che stamani in città si concretizzerà in un comizio di piazza (di fianco al teatro Valli).
Uno sciopero che, suo malgrado, ha finito col mettere ancora più in evidenza le difficoltà di un partito _ quello democratico _ che pure sotto campagna elettorale non manca di dare spettacolo.
Il film inizia due giorni fa, quando sullo sciopero della Cgil i candidati reggiani del Pd alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo iniziano a diramare a spron battuto le rispettive adesioni (con tanto di annuncio di presenza). Tutti _ Marco Barbieri, Laura Salsi, Mirko Tutino e Roberta Morti _ tranne uno: Giuseppe Pagani, ex segretario della Cisl reggiana, in corsa per il consiglio regionale dell'Emilia-Romagna tra le fila del Pd senza esser mai stato un militante di partito. E sull'argomento, in un primo momento Pagani tace. Contestualmente, a prender posizione per tutti ci pensa però il segretario provinciale dei democratici, Giulio Fantuzzi, che, puntando il dito contro «l'imbroglio» messo in atto da Berlusconi «per aggirare l'articolo 18», ufficializza: il Pd sarà a fianco della Cgil nella manifestazione del 12 marzo. Immediata però la reazione di tre ex margheritini _ Marcello Stecco, Angela Zini (entrambi consiglieri provinciali del Pd) e Jones Armani (vicesindaco di San Polo) _ che a Fantuzzi replicano senza mezzi termini: parla per te. Due le motivazioni riportate in una nota stampa: la prima è che se Fantuzzi vuole aderire allo sciopero della Cgil, deve farlo a titolo personale visto che «né l'esecutivo né la direzione hanno espresso pronunciamenti». La seconda, invece, va decisamente oltre, e tira in ballo la delicata questione relativa ai (complicati) rapporti fra le tre organizzazioni sindacali: Cgil, appunto, più Cisl e Uil. L'auspicio dei tre, dunque, è che il Pd «favorisca, con la saggezza delle proprie scelte, la ripresa di rapporti unitari» tra le confederazioni. Una forte tirata d'orecchie, anche se _ va detto _ di necessaria unità sindacale era stato proprio Fantuzzi a parlare: «Il Pd sente _ aveva già detto il segretario _ il dovere di appellarsi al senso di responsabilità di tutto il mondo del lavoro perché si ritrovi l'unità delle grandi organizzazioni sindacali». Un'unità definita poi anche «bene prezioso».

Un'unità ancora lontana da venire, però, visto che sempre ieri a intervenire duramente contro la protesta della Cgil è stata proprio la Cisl reggiana (dove Pagani è stato di casa per quasi 10 anni): questo _ ha tuonato _ «è il primo sciopero di un solo sindacato fatto sotto elezioni, e per di più in un momento di crisi: non ci stiamo».
Evidente _ almeno secondo molti _ l'imbarazzo che «C'è Beppe» deve aver provato nel momento in cui gli è stato chiesto un parere. E così, alla domanda «ma tu da che parte stai?», il candidato-ex segretario ha risposto misurando le parole: «Condivido convintamente la battaglia che il Pd sta svolgendo sui temi della crisi, del lavoro e della riforma fiscale. In questo spirito, apprezzo le motivazioni poste alla base della protesta della Cgil. Ritengo peraltro che la politica riformista debba attivarsi per far convergere le diverse culture e tradizioni sindacali verso una reale riscoperta dell'unità del movimento dei lavoratori, come esigenza del nostro Paese. Per queste ragioni, proprio perché porto assoluto e prioritario rispetto all'autonomia del sindacato italiano, non cercherò una facile scena alla manifestazione del 12 marzo». Tradotto: in piazza Beppe non ci sarà. Sulla sua assenza, immediate le reazioni della sinistra: da Alberto Ferrigno di Rifondazione («al primo appuntamento reggiano assieme ai lavoratori Beppe non c'è»), a Michela Monforte di Sinistra, ecologia e libertà: «Beppe ci sei? Vieni in piazza!». Oggi «l'occasione c'è».

Nella foto Giuseppe Pagani è l'ultimo a destra all'incontro con Bersani
(12 marzo 2010)
 
 
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