I CANDIDATI ALLE REGIONALI SI DIVIDONO
Pagani finisce sotto accusa
Non ha aderito allo sciopero Cgil
di Michela Scacchioli
REGGIO. Il «tormentone» da semi-presa per i fondelli _ ieri mattina
_ è iniziato presto ed è poi proseguito lungo l'arco della
giornata. «Beppe non c'è», anziché «C'è Beppe» (come campeggia
invece a caratteri cubitali sui cartelloni elettorali del candidato
Pd, Giuseppe Pagani), è stata la frase ripetuta, oltre che scritta,
da più parti: un modo per marcare le differenze e sottolineare le
divisioni scimmiottando, appunto, uno slogan scelto da Pagani per
il proprio spot.
Tema del contendere: lo sciopero proclamato dalla Cgil _ la
manifestazione andrà in scena proprio oggi _ con l'obiettivo di
contrastare le scelte del governo in materia di crisi economica.
Riforma fiscale e rapporto di lavoro (introduzione dell'arbitrato
in primis) le questioni al centro di una protesta che stamani in
città si concretizzerà in un comizio di piazza (di fianco al teatro
Valli).
Uno sciopero che, suo malgrado, ha finito col mettere ancora più
in evidenza le difficoltà di un partito _ quello democratico _ che
pure sotto campagna elettorale non manca di dare spettacolo.
Il film inizia due giorni fa, quando sullo sciopero della Cgil i
candidati reggiani del Pd alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo
iniziano a diramare a spron battuto le rispettive adesioni (con
tanto di annuncio di presenza). Tutti _ Marco Barbieri, Laura
Salsi, Mirko Tutino e Roberta Morti _ tranne uno: Giuseppe Pagani,
ex segretario della Cisl reggiana, in corsa per il consiglio
regionale dell'Emilia-Romagna tra le fila del Pd senza esser mai
stato un militante di partito. E sull'argomento, in un primo
momento Pagani tace. Contestualmente, a prender posizione per tutti
ci pensa però il segretario provinciale dei democratici, Giulio
Fantuzzi, che, puntando il dito contro «l'imbroglio» messo in atto
da Berlusconi «per aggirare l'articolo 18», ufficializza: il Pd
sarà a fianco della Cgil nella manifestazione del 12 marzo.
Immediata però la reazione di tre ex margheritini _ Marcello
Stecco, Angela Zini (entrambi consiglieri provinciali del Pd) e
Jones Armani (vicesindaco di San Polo) _ che a Fantuzzi replicano
senza mezzi termini: parla per te. Due le motivazioni riportate in
una nota stampa: la prima è che se Fantuzzi vuole aderire allo
sciopero della Cgil, deve farlo a titolo personale visto che «né
l'esecutivo né la direzione hanno espresso pronunciamenti». La
seconda, invece, va decisamente oltre, e tira in ballo la delicata
questione relativa ai (complicati) rapporti fra le tre
organizzazioni sindacali: Cgil, appunto, più Cisl e Uil. L'auspicio
dei tre, dunque, è che il Pd «favorisca, con la saggezza delle
proprie scelte, la ripresa di rapporti unitari» tra le
confederazioni. Una forte tirata d'orecchie, anche se _ va detto _
di necessaria unità sindacale era stato proprio Fantuzzi a parlare:
«Il Pd sente _ aveva già detto il segretario _ il dovere di
appellarsi al senso di responsabilità di tutto il mondo del lavoro
perché si ritrovi l'unità delle grandi organizzazioni sindacali».
Un'unità definita poi anche «bene prezioso».
Un'unità ancora lontana da venire, però, visto che sempre ieri a
intervenire duramente contro la protesta della Cgil è stata proprio
la Cisl reggiana (dove Pagani è stato di casa per quasi 10 anni):
questo _ ha tuonato _ «è il primo sciopero di un solo sindacato
fatto sotto elezioni, e per di più in un momento di crisi: non ci
stiamo».
Evidente _ almeno secondo molti _ l'imbarazzo che «C'è Beppe» deve
aver provato nel momento in cui gli è stato chiesto un parere. E
così, alla domanda «ma tu da che parte stai?», il candidato-ex
segretario ha risposto misurando le parole: «Condivido
convintamente la battaglia che il Pd sta svolgendo sui temi della
crisi, del lavoro e della riforma fiscale. In questo spirito,
apprezzo le motivazioni poste alla base della protesta della Cgil.
Ritengo peraltro che la politica riformista debba attivarsi per far
convergere le diverse culture e tradizioni sindacali verso una
reale riscoperta dell'unità del movimento dei lavoratori, come
esigenza del nostro Paese. Per queste ragioni, proprio perché porto
assoluto e prioritario rispetto all'autonomia del sindacato
italiano, non cercherò una facile scena alla manifestazione del 12
marzo». Tradotto: in piazza Beppe non ci sarà. Sulla sua assenza,
immediate le reazioni della sinistra: da Alberto Ferrigno di
Rifondazione («al primo appuntamento reggiano assieme ai lavoratori
Beppe non c'è»), a Michela Monforte di Sinistra, ecologia e
libertà: «Beppe ci sei? Vieni in piazza!». Oggi «l'occasione
c'è».
Nella foto Giuseppe Pagani è l'ultimo a destra all'incontro con
Bersani
(12 marzo 2010)